L’Italia produttiva parla sempre più lingue. Il rapporto Censis-Assosomm lo dice chiaro, ma quasi nessuno lo legge in questo modo.
Il lavoro in somministrazione e l’Italia produttiva parlano sempre più lingue. Il rapporto Censis-Assosomm lo dice chiaro, ma quasi nessuno lo legge in questo modo. C’è un numero, nel Rapporto Censis – ASSOSOMM 2026 presentato l’11 marzo alla Camera, che meriterebbe più attenzione di quanta ne abbia ricevuta: 33,5%.
A fine settembre 2025, un terzo dei contratti di somministrazione in Italia è stato sottoscritto da lavoratori stranieri. Non un settore di nicchia, non un fenomeno locale: un terzo dell’intero mercato del lavoro temporaneo intermediato da agenzia.
E la distribuzione geografica racconta esattamente dove: 44,2% nel Nord Est, 37,5% nel Nord Ovest. Le aree a più alta industrializzazione del Paese, quelle con i ritmi produttivi più intensi, sono anche quelle dove la componente straniera pesa di più.
I numeri del lavoro in somministrazione nel 2026
Dati Censis-Assosomm, gennaio-settembre 2025 salvo indicazione diversa:
- 10,3% di tutti i rapporti di lavoro attivati in Italia nel 2024 passa dalla somministrazione: oltre 1,36 milioni di contratti, quota stabile anche nel 2025
- 33,5% dei contratti di somministrazione riguarda lavoratori stranieri, con picchi del 44,2% al Nord Est e 37,5% al Nord Ovest
- 27,6% dei contratti attivati riguarda under 24, 27,7% la fascia 25-34 anni: insieme, più della metà del mercato ha meno di 35 anni
- 70% delle missioni attivate è nei servizi, 30% nell’industria
- 4,7% dei contratti nel 2024 è stato stipulato direttamente a tempo indeterminato, e le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato sono cresciute del +1,7% nei primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024
- la retribuzione oraria media è salita a 15,28 euro, per uno stipendio mensile medio di 2.139 euro (+3,6% sul 2024)
- crescita costante anche degli over 55, segno che la somministrazione funziona sempre più anche come canale di rioccupazione
Cosa significa, letto da chi gestisce operations
Il presidente di Assosomm, Rosario Rasizza, ha commentato i dati evidenziando come il lavoro in somministrazione sia “il vero laboratorio dell’occupazione italiana”, capace di “anticipare le tendenze del mercato”. È una frase da comunicato stampa, ma nasconde un’osservazione operativa reale: la somministrazione oggi non è più solo lo strumento per assorbire i picchi stagionali. È diventata l’infrastruttura attraverso cui un terzo della manodopera temporanea italiana, sempre più giovane e sempre più internazionale, entra fisicamente nei magazzini, nelle linee di produzione, nei turni di notte.
Tre implicazioni pratiche per chi gestisce forza lavoro somministrata:
Primo, la composizione anagrafica è già cambiata. Nel settore del lavoro in somministrazione, dove più della metà dei contratti riguarda under 35, e un terzo riguarda lavoratori stranieri, richiede processi di onboarding e comunicazione pensati per quella composizione, non per la forza lavoro di dieci anni fa.
Secondo, la geografia conta. Se operate in Nord Est o Nord Ovest, la vostra esposizione alla componente straniera del mercato somministrazione è sopra la media nazionale, non in linea con essa. Vale la pena saperlo prima che lo scopra un audit.
Terzo, il mercato si sta stabilizzando, non solo espandendo. La crescita delle trasformazioni a tempo indeterminato (+1,7%) e la quota già strutturale di contratti indeterminati (4,7%) segnalano che la somministrazione non è più (solo) precarietà: è un canale di ingresso che sempre più spesso porta a un rapporto stabile. Chi gestisce agenzie e fornitori con logiche puramente emergenziali rischia di perdere questa transizione.
La domanda che vale la pena farsi
Un terzo del mercato della somministrazione italiana è oggi composto da lavoratori stranieri, concentrati soprattutto nelle aree a maggiore intensità produttiva del Paese. Sono dati Censis-Assosomm, non impressioni.
Chi gestisce oggi questa componente della forza lavoro, tipicamente distribuita su più agenzie, con esigenze di onboarding e compliance specifiche, lo fa con quali strumenti? Un gestionale pensato per i dipendenti diretti, un foglio Excel aggiornato a mano, o un sistema che dà visibilità reale su chi lavora dove, per conto di quale agenzia, con quali scadenze contrattuali?
Io lavoro ogni giorno tra il mercato polacco e quello italiano, e la domanda vale su entrambi i lati del confine.
Come gestite oggi la visibilità sul lavoro in somministrazione nella vostra azienda?

Fonte: Rapporto Censis-Assosomm 2026, “Il lavoro in somministrazione in Italia”, presentato l’11 marzo 2026 alla Camera dei Deputati.